Riceviamo e pubblichiamo una nota di Cristina Romanelli, Cristina Carotti, Cristoforo Ciracì, Gianni De Maio, Guido Carotti, Tiziana Carotti.
Apprendiamo dalla stampa che la Fondazione Don Milani ha querelato Sandra Gesualdi e Carla Carotti per rivendicare la proprietà dell'archivio di testi di Don Milani, anche inediti, presenti in casa dell famiglia Gesualdi. È una notizia sconvolgente e incomprensibile per vari aspetti. Querelare la vicepresidente della Fondazione tutt’ora in carica, Sandra Gesualdi, è perlomeno contraddittorio. Decidere di usare le vie legali è una dimostrazione palese di fallimento di un confronto e di una volontà, vera, di tenere a quei preziosi documenti. Se fallisce una trattativa non si può assegnare la responsabilità alla controparte e affidarsi al giudice. Almeno che si ritenga più importante definire chi è il proprietario invece che le modalità e i progetti di come divulgare e rendere fruibile quel prezioso bene materiale che può servire a completare la conoscenza dell’opera del Priore.
Lo scopo statutario della Fondazione è divulgare e favorire lo studio e l’approfondimento dei valori, principi ed esempi del Priore. Non è quello di affermare un diritto di proprietà.
Avremmo anche noi partecipato con entusiasmo ad un confronto su come far accedere con facilità studiosi e persone interessate all’approfondimento e a cosa poter fare, quali progetti poter attivare di comune accordo con la famiglia Gesualdi. Non siamo assolutamente disponibili ad avallare un’azione legale che non condividiamo né come metodo né come obiettivo posto. Siamo assolutamente contrari e non solo perché non coinvolti in questa scelta sbagliata.
Trascinare la fondazione in un contenzioso legale è una forzatura assurda e di una arroganza che persevera da quando è stata nominata questa presidenza.
Quali garanzie potrà dare questa presidenza e questo CDA su come utilizzare questo archivio? Con quale confronto interno potremmo pensare di risolvere eventuali pareri diversi sia sull’uso che sugli obiettivi quando abbiamo più di un esempio, oltre al fallimento palese di questa trattativa e l’avvio della pratica legale, quando il presidente ha escluso alcuni volontari, fra cui anche ex allievi del Priore dal continuare ad accompagnare i visitatori a Barbiana perché non avevano più la sua fiducia. Fiducia che era venuta meno perché questi volontari avevano osato criticare l’organizzazione mediatica dell’apertura del centenario della nascita e la mancanza di confronto interno. Quindi evidentemente è una prassi del presidente e di gran parte del CDA della Fondazione non curare il confronto e sanzionare ed eleminare il dissenso.
Vista l’importanza che riveste la decisione di querelare la famiglia Gesualdi invitiamo tutti i soci della fondazione a chiedere di ritirare tale querela, andare in tempi brevi ad eleggere un nuovo CDA e una nuova presidenza.
Una Fondazione in queste condizioni non può dare garanzie sufficienti di democrazia e di vero confronto interno.
Rivolgiamo l’invito di prendere posizione su questa scelta sbagliata anche al Comitato per il centenario, ormai alla fine del mandato e a chi ha la proprietà di Barbiana.
Non è più accettabile usare Barbiana ed il Priore in maniera così arrogante e autoritaria.
Firmato
Cristina Romanelli, Cristina Carotti, Cristoforo Ciracì, Gianni De Maio, Guido Carotti, Tiziana Carotti,
Per completezza di informazioni, pubblichiamo qui il comunicato stampa della Fodazione don Milani che si riferisce a questa vicenda.
