All'inizio fu l'Irlanda. Qualcuno provò a dirlo, anzi a gridarlo parecchio forte anche a Bruxelles che dietro l''idea dell'etichetta salutistica ci fosse altro.
Le “avvertenze sanitarie” da apporre in etichetta per vino, bottiglie e liquori paiono minacce per quei paesi che il vino lo producono e lo esportano: Italia, Francia e Spagna che da soli rappresentano il 47% della produzione enoica mondiale, seguite da Bulgaria, Grecia Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Portogallo.
Caso unico in Europa in cui una Paese membro se ne strafrega delle regole del mercato comune e va per la sua strada facendo diventare legge “l'etichetta sanitaria” per il vino prendendo ulteriormente per il naso il resto d'Europa con la postilla che “la legge si applicherà dopo un periodo di transizione di tre anni, quindi dal 22 maggio 2026.”
Resta il pericoloso precedente che ha messo in luce tutta la debolezza dell'Europa come realtà unitaria.
Uno schizofrenismo normativo che ha aperto le porte all'altra astrusa idea di alcuni tecnici-burocrati che a pochi giorni dall'introduzione (8 dicembre) hanno pensato bene di modificare una postilla di una norma già scritta per l'etichetta europea cambiando nuovamente le regole all’insaputa di tutti a pochi giorni dall'entrata in vigore.
Migliaia di etichette da buttate perché manca in etichetta la scritta “ingredienti” sotto il codice QR (che è venuta in mente solo dopo…) che rimanda a quella elettronica contenente la lista degli ingredienti utilizzati nella produzione del vino e i suoi valori nutrizionali.
Una follia che rischiava di far gettare nel cestino migliaia di etichette di vino già pronto per il mercato anche delle Feste e che ha fatto arrabbiare tantissimi.
Sugli scudi Giovanni Busi Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi che spiega la vicenda: “Siamo alla beffa, sono venuti a comunicarci le nuove disposizioni dopo che già avevamo stampato e confezionato milioni di etichette.
Noi non improvvisiamo, rispettiamo le regole ma pretendiamo rispetto per il nostro lavoro. Le tipografie non stampano le etichette oggi per domani, ci vogliono almeno 15-20 giorni, e non potevamo certo aspettare l’8 dicembre prima di stampare le etichette. La merce la spedivamo dopo Natale?
Questa burocrazia genera soltanto danni all’economia reale. Ci sforziamo di soddisfare le regole dei burocrati europei, ma tutto ha un limite”.
Molto diretta anche Donatella Cinelli Colombini un'istituzione dell'ambiente past President dell'Associazione Nazionale Donne del Vino e attuale delegata della Toscana nonché produttrice: “una circolare del Ministero di oggi chiarisce alcuni punti certo che tutta la questione etichettatura appare mal gestita, poco chiara e affatto capace di garantire la salute dei consumatori.
I vini dovranno avere l'etichettatura nutrizionale a partire dalla vendemmia 2024 quindi c'è tempo per prepararsi. Tuttavia è proprio il dispositivo della norma che è farraginoso e poco capace di tutelare i consumatori. La mia impressione e che si voglia favorire nuove bevande a base di succo di frutta e cannabis che apparentemente sono la cosa più naturale del mondo”
Non ci gira intorno nemmeno Letizia Cesani Presidente Coldiretti Toscana, Donna del Vino e produttrice a San Gimignano: “E' un tema da capire che forse non riesco lucidamente a comprendere fino in fondo.
Tutto è volto all'esigenza di criminalizzare un settore come quello vitivinicolo o si è veramente orientati verso la tutela della salute del consumatore?
Un tema quello della tutela della salute del consumatore assolutamente da perseguire in tutta la modalità necessarie che noi produttori portiamo avanti da anni in tutte le forme possibili e quindi non è questo il problema.
Non capisco bene se ci sia qualcos'altro…
I segnali che arrivano fanno pensare che ci sia un approccio europeo verso il nostro settore penalizzante. Noi viticultori siamo paladini e testimoni di un prodotto che è un alimento che ha anche dei risvolti positivi, che è nella dieta mediterranea ed è sottinteso se consumato nella modalità giusta.
Il vino poi come sappiamo è altro: è storia, è tradizione, è cultura, è territorio, è ambiente.
Il problema dell'approccio europeo è culturale ed evidentemente noi non siamo riusciti a raccontare bene l'italian style se si mettono in atto certe normative che non comprendo.
Quindi o c'è ignoranza o c'è malafede.”
Torneremo sull'argomento a breve, al di là della cronaca, per raccontarvi cosa c'è davvero a certe schizzofreniche norme europee.
