Ci siamo già occupati di don Luca Mazzinghi parroco di Bivigliano e dei suoi racconti nel "Diario da Gerusalemme" proprio nel momento dell'inizio dell'ennesimo conflitto in Terra Santa, un vero e proprio diario dall'inferno della guerra, qui e poi qui. Domani sera, con l'ultimo diario, Don Luca lascerà la Palestina. Anche oggi però ci ha donato un suo racconto moto interessante che ci aiuta a capire molto di più dell'attuale situazione in zona di guerra.

Quasi senza che me ne sia accorto, sono arrivato praticamente al termine del mio soggiorno; 40 giorni a Gerusalemme, volati via davvero in un lampo. Domani sarà l’ultimo diario, prima di ripartire. Oggi mi sono preso due ore libere e, con Nina, una mia ex-studentessa tedesca che adesso insegna negli Stati Uniti e che è qui pure lei per approfondire i suoi studi biblici, ho fatto una “incursione” pacifica nel quartiere ebraico della città vecchia, dove non ero ancora passato. Le uniche persone che si trovano qui in giro sono ebrei ortodossi e ultra-ortodossi (ma quelli neppure ti guardano) e coloni armati fino ai denti, oltre alle solite pattuglie di militari e poliziotti.

Se non l’avessi già detto, il quartiere ebraico della città vecchia è piccolissimo ed è stato interamente ricostruito dopo il 1967. Nel 1948, infatti, quando la città vecchia fu conquistata dalla Giordania, il quartiere ebraico fu distrutto o gravemente danneggiato: Quando fu ripreso da Israele, dopo la guerra dei sei giorni, fu rifatto praticamente nuovo – e oggi lo è ancora di più. Vi si trovano resti archeologici notevoli, come il muro di Ezechia, ovvero il muro di cinta della Gerusalemme dell’ottavo secolo a.C., il “cardo” della città romana di Adriano, i ruderi della chiesa crociata dei cavalieri teutonici, case sacerdotali dell’epoca erodiana… Cose che conoscevo.

Siamo andati invece a vedere una realtà assolutamente sconvolgente, il museo del Terzo Tempio. Piccolo ripasso: il primo Tempio, quello di Salomone, fu distrutto dai babilonesi nel VI sec. a.C.; il secondo Tempio, costruito subito dopo l’esilio babilonese, fu interamente rifatto da Erode il Grande e completato nel 44 d.C., per essere poi raso al suolo dai Romani nel 70 d.C. Sull’area del Tempio sorgono ora le due moschee di Omar e di El-Aqsa, di cui abbiamo già parlato.

Esiste una organizzazione ebraica molto ricca e influente che intende ricostruire il Terzo Tempio “dov’era e com’era” (l’espressione la rubo ai fiorentini che rifecero in questo modo il ponte di santa Trinita distrutto dai nazisti, ma era un’altra storia). Nel museo vi sono esposti gli oggetti già pronti all’uso quando il Tempio sarà ricostruito: il candelabro a sette braccia, l’Arca dell’alleanza, i paramenti sacerdotali, i recipienti per far colare il sangue degli animali offerti in sacrificio… tutto secondo le regole contenute nel libro dell’Esodo e in quello del Levitico, oltre che nel Talmud. In Olanda, un allevamento sperimentale gestito da questa organizzazione ha anche fatto nascere la vacca rossa perfetta, una vacca di colore interamente rossiccio e senza alcun difetto che deve essere poi bruciata e le cui ceneri serviranno a purificare l’area del Tempio oggi profanata dalle moschee (si legga, nel libro dei Numeri, il capitolo 19). Siccome siamo però nel XXI secolo, sarà costruita anche una funivia per portare i pellegrini al Tempio partendo dal monte degli Ulivi.

Ovviamente (non lo dicono apertamente, ma è implicito) prima si dovranno distruggere le Moschee – convincendo poi un miliardo di musulmani a stare buoni di fronte alla distruzione del terzo luogo santo dell’Islam; poi è necessario eliminare ogni presenza cristiana sul monte degli Ulivi, iniziando dal Getsemani. Al Museo fanno vedere un filmato molto ben fatto che termina dicendo: i lavori sono già iniziati, il Messia sta per arrivare.

Non ci credete? Guardate su www.templeinstitute.org [consiglio anche il paragrafo sulla vacca rossa – Red Heifer]

Stamani siamo arrivati al Museo alle 9.30; una gentile signorina con cui ho tentato di spiegarmi in ebraico ci ha detto che eravamo solo noi, i primi della settimana (!) e che era felice di offrirci un audiotour in italiano… era un po’ perplessa su chi eravamo, ma l’ho rassicurata dicendo che siamo studiosi della Bibbia e che questo argomento ci interessava molto; l’abbiamo resa felice immagino. Dopo la visita ci siamo concessi una sosta per riaversi allo Austrian Hospice, oasi austriaca cristiana nella città vecchia, dove il personale parla tedesco e dove fanno una Sacher quasi viennese, accompagnata da caffè con panna (le sorprese di Gerusalemme…).

Oggi mi dilungo un po’, ma una spiegazione teologica sul Tempio ci sta bene. Il Tempio, all’epoca di Gesù (e come oggi lo vorrebbero ricostruire questi signori) si basava su una serie di separazioni rituali: il Tempio sorge su un’area separata della città. Vi è poi un cortile esterno dove possono entrare tutti (l’atrio dei pagani – che nel terzo Tempio sparirà, perché il Dio di Israele convertirà tutti i pagani). Poi un primo cortile dove potevano entrare le donne; un secondo cortile più interno dove entravano solo i maschi per la preghiera quotidiana. Poi l’edificio del Tempio vero e proprio: nella prima parte i sacerdoti entravano due volte il giorno per l’offerta dell’incenso. Nel Santo dei Santi, entrava solo una volta all’anno il sommo sacerdote nella festa del Kippur, il grande giorno dell’Espiazione. Il Santo dei Santi era separato da un velo e, all’epoca di Gesù, era vuoto – il Dio di Israele non si può raffigurare. Nel primo Tempio conteneva invece l’Arca dell’alleanza, andata perduta con l’esilio babilonese. Questa serie di separazioni rituali serviva a segnalare che c’è una barriera invalicabile tra sacro e profano, tra pagani e ebrei, tra uomini e donne, tra sacerdoti e non sacerdoti, tra l’essere umano e Dio. Dio è raggiungibile solo attraverso la mediazione del sacrificio sacerdotale – un sacrificio cruento. Nel solo giorno di Pasqua si immolavano nel Tempio più di 20.000 agnelli; una macelleria a cielo aperto. Dietro a tutto questo, c’è tuttavia il profondo desiderio della comunione dell’essere umano con Dio.

Un desiderio che in Gesù si compie senza più bisogno del Tempio: “il velo del Tempio si squarciò in due dall’alto in basso”, raccontano gli evangelisti. L’accesso a Dio è adesso diretto, senza più bisogno di mediazioni rituali o di sacrifici cruenti, senza più distinzioni di popoli o di sesso. Il nostro Tempio è la persona stessa di Gesù: “distruggete questo Tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” (Giovanni 13,19); ma se volete, potreste leggere su questo argomento l’intera Lettera agli Ebrei. Il tema è più articolato di come ho cercato di esporlo in sintesi, ma nella sostanza penso di essere stato corretto.

Così, come dice Proverbi 21,3, “chi pratica il diritto e la giustizia / è gradito al Signore più di un sacrificio”. Già l’Israele della Bibbia sapeva in realtà che per essere graditi a Dio sacrifici, riti esteriori e paramenti sono di ben poco aiuto.